LO STUDIO DI GIOVANNI PANSA SU INDUSTRIA E COMMERCIO DAL XIV SECOLO – LA FORTE ENERGIA DELLE GELIDE ONDE E UN VATICINIO DI OVIDIO
12 MARZO 2023 – Talvolta costruire castelli di carta non è una brutta scelta; in particolare, quando si ha tanta materia prima da potervi fondare un regno.
E sul dominio della carta si sarebbero sviluppati i rapporti tra Sulmona e Fabriano nel XIV secolo, quando la prima era rimasta orba del suo ruolo di sede della curia sveva, diretta emanazione della sovranità di Federico II, ma conservava la spinta di una società fortemente strutturata sotto il profilo economico; e la seconda città si avviava a consolidare il suo primato assoluto nell’arte di fornire i migliori supporti alla comunicazione, cui Gutenberg si sarebbe appoggiato per rivoluzionare il mondo.
Ci sono molti spunti da uno scritto che il prof. Giuseppe Evangelista, già preside del Liceo classico, ha sottoposto in redazione all’indomani di un generico riferimento giornalistico alla “cartiera dell’Annunziata”. Giovanni Pansa, l’autore, compose una autentica summa sulle “relazioni commerciali di Sulmona con altre città d’Italia durante il secolo XIV” raccogliendo una mole considerevole di “notizie e documenti” (come le definì con estrema modestia, perché formula accreditate ipotesi) che gli consentirono di fare una storia non solo commerciale, ma proprio industriale della città medievale.
Lo studioso sulmonese approfondisce canali che non furono molto diversi, sebbene avessero altre direzioni, quando si trattò di sviluppare l’industria della lana e, quindi, le conoscenze sulla produzione e la vendita delle coperte, che avrebbero portato a Sulmona Leonardo da Vinci per la grande attrazione tecnica delle macchine di tessitura.

Le acque che irrompono dal “salto” del Gizio e quelle che si disperdono in mille rivoli delle crepe del lavatoio all’inizio della Via dell’Arabona sono anche un po’ magiche, se le si considera in relazione al vaticinio di Publio Ovidio Nasone, perché hanno dato l’energia per fabbricare immensi quantitativi di carta sulla quale i suoi miti hanno potuto sfondare i limiti dei ristretti ambiti culturali dell’era precedente la galassia di Gutenberg. Ma, seppure si volesse ritenere che con qualsiasi altro mezzo le “Metamorfosi” avrebbero raggiunto il mondo e si volesse resistere alla suggestione di intravvedere un destino già favorevolmente segnato per i racconti delle ninfe che diventano piante e giumente e acqua (appunto…); se, quindi, si volesse rimanere alla narrazione storica, non si può ignorare che da quella antica cartiera (della quale rimane solo il nome del piazzale dal quale si dirama anche l’antico tratturo) è partita l’avventura industriale di una città e di una comunità medievale fortissimamente basate sull’acqua.
Lo studio di Giovanni Pansa si cala nel resoconto delle tecniche di fabbricazione e delle peculiarità della carta dell’”Annunziata”, cioè dell’istituzione che deteneva il complesso industriale sopra e intorno al Gizio: “Ai principii del XIV secolo, come si vedrà, a Sulmona si faceva uso della così detta “carta de papiro””. Pansa, con scrupolo, riferisce di non disporre di notizie certe sulla produzione di carta a Sulmona nel XIV secolo, come ne ha sul commercio; ma fornisce un elenco di nove nomi di cartai (ricavato dal catasto del 1376): “Fra essi se ne contano alcuni di Fabriano, venuti ad esercitare presso di noi la loro industria” e avanza l’ ipotesi di disegni ricorrenti, da ricondurre ad una produzione sulmonese nel XIV secolo, mentre “Nel secolo XVI è accertato che Sulmona avesse la sua cartiera, e ce ne dà la prova una belle filigrana che si trova in un appunto di memoria d’una lite fra essa città e Canzano pel territorio delle Campora, esistente nell’Archivio Municipale. Rappresenta uno scudo triangolare, con fascia trasversale su cui le note sigle di S.M.P.E (Sulmo mihi patria est). Fra le stesse carte del Municipio si trova un’altra filigrana appartenente, però, al XVIII sec., in cui è rappresentato lo scudo di forma ovale, con corona sovrapposta e fascia trasversale su cui sono poste le iniziali suddette”.

E con altrettanta certezza il Pansa conclude il suo scritto accennando in una nota ai “documenti che riflettono la cartiera sulmonese dalla fine del sec. XVII agli ultimi anni del XVIII, epoca in cui, a quanto sembra, l’industria della carta cessò, per ricominciare più tardi”.







