ACCIAIO CORTEN PER I VIADOTTI DELLA A24, ANNUNCIO DI TERREMOTO DISTRUTTIVO PER QUELLI DELLA VALLE PELIGNA

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SCONVOLGENTE RAFFRONTO SULLA RICOSTRUZIONE E RESILIENZA PER ZONE SISMICHE GEMELLE – INAUGURATO (IN ANTICIPO) IL VIADOTTO DI TORNIMPARTE, MA GENTILE PREVEDE CHE LA A25 NON PASSERA’ PIU’ A PRATOLA

27 NOVEMBRE 2021 – In Valle Peligna i viadotti dell’autostrada saranno letteralmente segati e mai più ricostruiti, perché è previsto un terremoto distruttivo (quindi si possono prevedere? E solo per questa zona?). Sulla A25, che passa in una landa dell’Appennino che ha la stessa identica storia sismica di Sulmona, i viadotti si abbattono, anche con la dinamite, e poi si ricostruiscono, per dirla con Petrolini, “più belli e più forti che pria”. Il nuovo viadotto di Sant’Onofrio (nella fotografia di giovedì mattina), appena inaugurato con anticipo rispetto ai tempi previsti (e nonostante la pausa per il Covid nei due anni e mezzo di costruzione) è solo per un fatto estetico simile a quello di prima, perché è fatto, anziché in calcestruzzo, in acciaio corten, dotata di un sistema di dissipazione per le azioni sismiche (e noi che pensavamo che, come la galleria del Gran Sasso, fosse frutto solo di un sistema di dissipazione delle centinaia di miliardi degli Italiani…). Avrà “comportamenti statici e dinamici in caso di forti terremoti”; praticamente può durare un paio di centinaia di anni. Quindi è la prova provata che, quando la politica decide che una strada debba passare sulla faglia più pericolosa attualmente sull’Appennino, i tecnici si adattano e danno soluzioni che per i politici possono costare quello che costano.

Il confronto con il progetto del commissario delle autostrade, Maurizio Gentile, è così schiacciante che sono rimasti… schiacciati i politici eletti in Valle Peligna (e dintorni, cioè nell’area di influenza del traffico dei viadotti da segare). Tace in sette lingue il poliglotta presidente della provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, che ci ha mitragliato di comunicati stampa per il ponte sul Giovenco. Dirà che la viabilità autostradale non è di competenza della Provincia; e meno male, a giudicare dello stato di salute della viabilità provinciale. Ma il ruolo politico che ha sempre rivendicato e che rivendica in vista delle elezioni di “secondo livello” per essere riconfermato a dicembre, che fine ha fatto? Avrà una importanza per più della metà della provincia dell’Aquila la conservazione della autostrada A25 in Valle Peligna? Tra l’altro, vorrà pure rappresentare qualcosa che, se si segano i viadotti in Valle Peligna, per andare ad Avezzano il traffico commerciale e ordinario dovrà riversarsi proprio sulla viabilità secondaria, a meno che qualcuno ritenga conveniente, per raggiungere la Marsica, che è pur sempre in provincia dell’Aquila, arrivare da Sulmona a Bussi, quindi allungare di 25 chilometri una distanza complessiva che adesso è di 45 chilometri.

Ovviamente qualche cenno di vita sull’argomento lo attendiamo anche dal neo-sindaco di Sulmona: non diciamo per promuovere convegni, interrogazioni parlamentari, raccolta di firme, come stanno facendo a L’Aquila per la ferrovia, ma almeno per dire che segare i viadotti non è proprio in linea con il piano di… resilienza.