ALTRI MILIONI BUTTATI AL FIUME

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L’INFELICE PARCO DAOLIO AUTENTICA IDROVORA PER RISORSE PUBBLICHE MENTRE LANGUONO ANGOLI INCANTEVOLI DELLA CITTA’ MEDIEVALE

2 GENNAIO 2022 – Fondi arrivano a Sulmona anche per il parco fluviale: circa tre milioni per la cura del verde e delle attrezzature. Ne dà notizia la sen. Gabriella Di Girolamo del Movimento 5 Stelle.

Ottima l’idea di dirigere verso il centro un congruo finanziamento. Un po’ meno buona quella di destinare questa cifra non irrilevante per gettarla letteralmente al fiume, il Vella, in quella specie di voragine infernale che è la depressione tra le mura medievali ad oriente del borgo e le prime case sul burrone opposto. La trovata di farci un “parco” è stata tra le più infelici dell’amministrazione comunale negli anni Ottanta: umida, rumorosa per la vicinanza con la circonvallazione orientale, l’area di quello che viene definito con molta fantasia “parco” richiese subito un poderoso trasferimento di terra, che fece stropicciare le mani ai dirigenti del “Gruppo autotrasporti”. Non vi sarebbe cresciuta una pianta se non vi fosse stato scaricato un volume di terra fertile. Poi, anche con quella terra, le piante che furono acquistate con una sottoscrizione generosa deperirono una dopo l’altra e ne saranno rimaste qualche decina delle centinaia che, senza luce e divorate dalle edere e da arbusti parassiti vari, hanno seguito il destino dell’arredo con il quale si tentò di conferire un aspetto ludico ad un tetro paesaggio nel quale non si sarebbe avventurato neppure Cappuccetto rosso. Tutto era ampiamente previsto dal dirigente dell’ufficio tecnico che, allo sbalorditivo finanziamento iniziale per portare la terra in un… parco, osservò che i costi di manutenzione sarebbero stati proibitivi. Non si sapeva da chi fosse frequentato il “parco” di notte e di giorno: e così altro finanziamento da buttare al fiume per costruire la cancellata, che non è servita ad impedire atti vandalici. Insomma, una voragine che inghiotte denaro pubblico, mentre altre realtà, a due passi dal centro, languono abbandonate, pur contenendo le vestigia della Sulmona bella: come il complesso dell’ex cartiera dell’Annunziata (quello che poi è diventato l’”Ammazzatore”, di fronte alla caserma dei Vigili del Fuoco). Lì si potrebbe fare un parco medievale che accosterebbe Sulmona alle città umbre e marchigiane che hanno vissuto la stessa epopea del rapporto con l’acqua e con l’industria. Un vecchio adagio faceva dire al saggio genitore: “Non è niente quando mio figlio perde al gioco; il brutto è quando si vuol rifare”. E così, per il “parco” si dovrebbe dire: non sarebbe stato niente sprecare i soldi per il Gruppo Autotrasporti; il peggio è venuto per rivitalizzare il parco morente.

Dalla parte opposta della città, le belle architetture sono invase dalla vegetazione selvaggia