ALTRO CHE “FRANCESCHIELLO”: SUL VOLTURNO FU UN GUERRIERO

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4 NOVEMBRE 2011 – Si compie il ciclo delle celebrazioni per i 150 di unità d’Italia e tra settembre e dicembre si ripercorrono le ultime, drammatiche fasi del Regno delle Due Sicilie. Se a fine estate, lasciando Napoli, Francesco II invia un nobilissimo messaggio ai sudditi (che invita ad “essere felici” e che riportiamo nell’articolo “Il 150° al contrario, tra arrivismi, fedeltà e speranze della Sulmona borbonica e liberale” in questa sezione), di altro tenore è il messaggio che il Re di Napoli invia l’8 dicembre 1860, festa dell’Immacolata Concezione e, quindi, festa nazionale del Regno delle Due Sicilie:

Vedete lo stato che presenta il paese. Le Finanze un tempo così floride sono completamente rovinate: l’amministrazione è un caos; la sicurezza individuale non esiste. Le prigioni sono piene di sospetti: in vece di libertà. Lo stato di assedio regna nelle province, e un generale straniero pubblica la legge marziale, decreta la fucilazione istantanea per tutti quelli dei miei sudditi che non s’inchinano alla bandiera di Sardegna. L’assassinio è ricompensato: il regicidio merita una apoteosi; il rispetto al culto santo de’ nostri padri è chiamato fanatismo; i promotori della guerra civile, i traditori al proprio paese ricevono pensioni che paga il pacifico contribuente. L’anarchia è da per tutto. Avventurieri stranieri àn rimestato tutto per saziare l’avidità e le passioni dei loro compagni. Uomini che non hanno mai veduta questa parte d’Italia, o che ànno dimenticato in lunga assenza i suoi bisogni, formano il vostro governo”.

E’ un uomo tutt’altro che pavido, come artatamente è stato disegnato, quello che traspare da questa descrizione che fa del regno e dall’analisi delle cause dello sfacelo. Francesco II ha fatto tutto il possibile per evitare la guerra civile, come deve fare prima di tutto un principe; ma egli è consapevole delle manovre che stanno portando al trasferimento di tutte le risorse al nuovo Stato piemontese e ha il coraggio di denunciarle.

Parlando di lui nel recentissimo “Il bosco nel cuore”, Mondadori, 2011, pag. 98 (nella foto l’immagine di copertina: La morte del brigante, 1824, di Robert Louis Leopold), Giordano Bruno Guerri osserva, a proposito delle fasi che caratterizzarono una rivolta a Napoli il 7 luglio 1859: “Il ragazzo che quella sera si ritirò in preghiera è lo stesso che poco più di un anno dopo avrebbe rivelato doti di generale impavido nella battaglia del Volturno, quando a capo di due squadroni a cavallo mise in difficoltà la fucileria garibaldina. E’ lo stesso che seppe sostenere i suoi uomini per tre mesi di assedio nella fortezza di Gaeta”.

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