I tempi d’oro della viabilità prima del medioevo di… oggi

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QUANDO SULLE CINQUE MIGLIA LO SPIRITO DEGLI UOMINI SUPERAVA LA TECNOLOGIA

8 GENNAIO 2017 – Se esistono le decorazioni per le campagne militari che prendono il nome dalle lande impervie ove furono condotte, la medaglia per la “campagna delle Cinque Miglia” spetterebbe non a un militare, ma al capocantoniere Cipriani, che quando racconta (con tanto di documentazione fotografica) sembra evocare titanici scontri tra le forze del Bene e quelle del Male. Intere notti passate a disincagliare un autotreno carico di generi indispensabili o un furgone pieno di medicinali; albe trascorse nella distesa informe di un altipiano segnato solo dalle parallele perfette delle due file di pini; richiami fatti solo con la voce e negli intervalli nei quali si spegnevano i motori delle turbine, senza telefonini e con le radio gracchianti che passava l’Anas. “I nostri peggiori nemici erano gli sprovveduti che, pur di arrivare, si avventuravano senza neppure avere le catene o le gomme termiche; allora non c’era nessuna previsione obbligatoria, era rimesso tutto al senso di responsabilità. E a volte mancava proprio”. Cipriani ricorda quell’inverno di oltre trenta anni fa, quando, senza nessun preavviso, si abbattè una tormenta all’imbocco della galleria per Sulmona sull’Altipiano delle Cinque Miglia, come succedeva spesso.

Ma quella volta fu peggio di sempre: uno spazzaneve, seguito da quattro o cinque auto, entrò in galleria e la percorse tutta; poi all’uscita, verso Roccapia, le auto invertirono il senso di marcia e se ne ritornarono verso Roccaraso. Il tempo di ripercorrere la galleria e già l’uscita verso il Piano delle Cinque Miglia era ostruita dalla neve spostata nel frattempo. Conducenti e passeggeri rimasero bloccati per tutta la notte, poi per tutto il giorno successivo e per tutta l’altra notte. All’alba, presi dal panico, dal freddo e dalla fame, si allontanarono a piedi verso le casupole per il bestiame, nel tentativo di trovare qualcuno. Rischiarono l’assideramento, fin quando non furono raggiunti da due pattuglie della Polizia Stradale che li misero in salvo.

I mezzi, però, non erano quelli di oggi: si è tanto parlato del “bruco”, cioè dell’abbinata tra cingolati che riesce a passare ovunque. Ma la Statale 17, l’antica “strada reale degli Appennini” non è mai stata chiusa come adesso, sebbene adesso sia più indispensabile di sempre, perché dai tempi del capocantoniere Cipriani (ormai in meritata pensione) è stata chiusa la ferrovia da Sulmona a Carpinone (cioè a Napoli) e per chi deve muoversi a tutti i costi non c’è neanche l’alternativa. Una provvidenziale ricarica di neve su tutte le centinaia di chilometri di piste è stata vanificata dalla inadeguatezza dell’apparato di manutenzione delle strade; e in queste ore chi è rimasto intrappolato a Roccaraso si chiede perché, invece di andare avanti, disponendo di una tecnologia sorprendente, si è precipitati nei tempi oscuri della viabilità, nel medioevo delle comunicazioni.

Nella foto del titolo: Polizia Stradale alle prese con la bufera sul Piano delle Cinque Miglia negli anni Sessanta.