IL DEMANIO CHE PUO’ LIBERARE RISORSE

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A PROPOSITO DEI MOLTI BENI IN ATTESA DI DESTINAZIONE COME L’EX CASERMA DELLA MILIZIA

1 LUGLIO 2023 – La concessione della ex caserma “De Amicis” ad una società privata per un canone annuale di 350 euro ha suscitato un vivace dibattito che, come ormai succede di regola, si sviluppa più sui canali “social” che nelle segreterie politiche, ma che ha tutti i contenuti autenticamente politici. Sede per molti anni del comando del XVII Reggimento di Fanteria “Acqui” (fino al 1975, quando il riordino delle Forze Armate portò alla soppressione di quasi tutti i reggimenti), prima ancora sede della Milizia fascista, per la sua destinazione militare l’ex convento in Largo delle Monache è tipicamente un bene demaniale; dunque è un bene che solo eccezionalmente può essere distolto dalla funzione che gli è assegnata da secoli per legge.

Il prof. Paolo Maddalena

In un intervento pubblicato ieri, l’ex presidente della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena ha affrontato il tema dei beni demaniali e dell’uso privato che se ne possa fare, prendendo lo spunto dalle proposte della commissione parlamentare ove fu esaminato il regime dei “beni comuni”, con la proposta di eliminare il demanio: “proprio di quell’istituto – osserva il giurista – che l’Imperatore Federico II aveva creato con il Liber Constitutionum, emanato a Melfi nel 1231, per contrastare l’appropriazione privata e riportare nel suo dominium eminens quei beni di rilevante interesse pubblico, come le strade (diventate a pagamento), i fiumi, i porti, le rade, le spiagge, i palazzi di gran valore, ecc., che erano caduti, nel corso dei secoli, nel dominium utile dei singoli, e sottratti all’uso pubblico, che l’Imperatore riuscì a ristabilire”.

Quando si parla di un palazzetto che, per le trasformazioni subite, non può paragonarsi al complesso dell’Annunziata (per restare ai termini di raffronto in Sulmona), occorre sempre chiedersi quale possa essere la sua funzione nel contesto attuale della città. E questa domanda trascende il caso della ex caserma “De Amicis”, perché riguarda in genere gli altri beni del demanio: come l’ex caserma della Guardia di Finanza in Piazza Garibaldi e, sebbene sia stata ceduta dallo Stato al Comune, anche l’ex caserma “Battisti” in Via Mazzini o l’ex caserma “Pace” in Via Gramsci. Sono tutti fabbricati dai rilevanti costi di manutenzione e dalle ridotte idoneità ad accogliere uffici con impostazioni moderne (per spazi ed impianti): meno che meno ad assecondare i requisiti di resistenza sismica, perché il cemento armato vi compare solo marginalmente. Tuttavia, la loro collocazione nel contesto del centro storico li rende adatti ad un uso che valorizzi ed assecondi i servizi autenticamente turistici e concretamente turistici.

E questo discorso vale soprattutto se il Comune può aggiudicarsi una disponibilità a prezzo sostanzialmente simbolico (come i 350 euro annui) per girarla ad iniziative che si inquadrino in una scelta che sia frutto di criteri organici e coordinati dell’ente pubblico per eccellenza, sempreché sieda al municipio una mente illuminata e capace di un tale disegno (ma questo dipende dalle scelte elettorali, non dall’impostazione del regime del patrimonio immobiliare). Il Comune ha di suo palazzi che lascia addirittura crollare; ma se avesse un progetto su come allestire una rete di biblioteche; di specifica accoglienza condizionata ad eventi di reale contenuto culturale; di mostre per illustrare tutto il cospicuo patrimonio che riposa lontano dalla vista di studiosi e di curiosi; se, cioè rivestisse il ruolo di regista in una città che diventerebbe davvero turistica in ogni suo aspetto, le finalità del Demanio voluto da un imperatore amico della città potrebbero essere perseguite anche pagando 350 euro all’anno per ognuno dei fabbricati che un decrepito Demanio, sfigurato dall’era delle privatizzazioni senza regole, non sa come utilizzare.

Nella foto del titolo: un giuramento del XVII Reggimento Fanteria Acqui nel 1972. Qui sotto: la torretta che una volta era il campanile della chiesa attigua al convento e che reca evidenti segni della mancata manutenzione e, più in basso, il posto dove prima svettava la lapide per ricordare il glorioso Reggimento Acqui, erede della Divisione Acqui sterminata dai tedeschi a Cefalonia nel settembre 1943, quando le truppe furono lasciate allo sbando dai Savoia, dinastia usurpatrice del Regno delle Due Sicilie.

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