IL “VOLO FERMO” DEL POETA MENTRE COGLIE L’ATTIMO

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13 febbraio 2011 – Nicolina D’Orazio e Marco Del Prete hanno presentato sabato sera all’agenzia di promozione culturale in Piazza Venezuela una piccola raccolta di poesie di Vittorio Monaco, “Come in un fermo volo”.

Sono i versi più intimi dell’uomo che sembra essere vissuto istante dopo istante con la poesia, anche quando ha svolto l’insolito ruolo, per un poeta, di capogruppo al consiglio comunale, che della pratica doveva fare mestiere. Gagliardo è il sonetto “Sul vino”, segno di una vitalità prorompente: “Bere un goccio di bianco può far bene / berne qualcuno in più, rosso, fa meglio. / Scioglie il sangue, lubrifica le vene, / rinfranca il cuore e lo mantiene sveglio. / Sotto la voce homme Diderot scrive / nell’Encyclopedie: “Per calda essenza, / il succo d’uva genera idee vive / e sembra raddoppiare l’esistenza”. / Lungo i secoli bui dell’Evo Medio, / persino i santi frati nelle chiese / vuotavano le coppe dell’amore, / charitas vini, come pio rimedio / dei peccatucci e delle lievi offese / fatte in vita dai morti un dì al Signore. / Lo apprezza oggi Calore; / lo gusta Franco; lo degusta Peppe, / a sorsi parchi e gocce di gileppe – /  Ma il sofo che più seppe, / perdendo questa volta l’eccellenza, / beve solo cervosa e ne fa senza. Iddio gli usi clemenza! / Anche nel caso suo vale il giudizio: / non c’è sapienza che non abbia un vizio.” C’è una dedica: “A Nicola (sofo, perchè filosofo; n.d.r. ), per riprenderlo della cattiva abitudine di bere solo birra nei banchetti”.

Abbiamo mangiato accanto al prof. Vittorio Monaco solo una volta, peraltro in una parca conviviale rotariana e pare che abbiamo perso molto: non già del suo spirito, perchè fu impareggiabile nel descrivere la superficialità del politico Walter Veltroni, che già l’aveva deluso assai: “Non fai in tempo a prospettargli un problema, che già ti dice che l’ha risolto. Ma se ancora non ho finito di dirti qual è…”. Sapeva che quel modo di fare politica avrebbe portato il partito alla crisi definitiva.

Ma sarebbe deviante pensare che Monaco si esprimesse come un goliarda. E la prova viene dall’ultimo componimento della raccolta pubblicata dalla associazione culturale “Voci e scrittura”: “ Torna amica la Notte a chi la perde / nella ressa dei giorni sulle vie – / e la ricerca quasi disperando / di ritrovarsi in sua compagnia. / Ritorna alla mia stanza. Stringe piana / le pareti felpate attorno al cuore / e riaddipana il filo dei ricordi / in tenere matasse di tepore… / Torni mite perdono, / torni anche Tu, Signore – / nella gioia di perdermi in un dono”.

Oppure quello che scrisse per le nozze di una figlia : “Parti anche tu. Leggera prendi il volo, / tracci d’azzurro il cielo della festa. / E lasci il vecchio tetto un po’ più solo, / più vuoto il vecchio nido a chi vi resta. / Io ti guardo volare dai miei giorni… / Ma so che della rondine tu hai l’arte: / sai la libera gioia di chi parte, / ma anche l’altra, dolce, dei ritorni.”

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