IMPAZZANO LE MOTOSEGHE LUNGO LA SS 17 E LE ANTICHE QUERCE SONO A RISCHIO

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LA RIDICOLA NORMA CHE PREVEDE UNA DISTANZA DI SEI METRI DALLA STRADA DEVE TROVARE UNA DEROGA PER IL TRATTO DA CAPO LA COSTA A SANTA BRIGIDA MA TUTTI TACCIONO

9 NOVEMBRE 2022 – E’ un fiorire di motoseghe lungo tutta la strada statale 17. L’altopiano delle Cinque Miglia è stato depilato due anni fa proprio di quei pini che segnavano la strada quando le bufere accumulavano anche due metri di neve tra la notte e le prime luci dell’alba. Restano lugubri pali nudi dei folti noci e pini che costellavano la campagna di Pettorano fino a due settimane fa. San Gregorio alle porte dell’Aquila è spoglia prima e dopo la casa cantoniera che funge anche da vivaio. Potrebbe sembrare un adeguamento ai dettami di una antica sentenza della Corte di Cassazione che ha ravvisato l’omicidio colposo nella condotta del cantoniere, ultimo anello della catena per il controllo delle distanze degli alberi di alto fusto dal ciglio di una strada nazionale. Debbono intercorrere almeno sei metri, anche nel caso che le piante siano di proprietà privata. Se un’autovetttura o un autotreno esce di strada e un occupante muore, la colpa è del cantoniere, che doveva pensare per tempo a tagliare la pianta assassina. Se il malcapitato muore a sei metri e cinquanta, la colpa è… di sé medesimo. Ad occhio e croce prevale l’utilità degli alberi nel segnare le strade, ma, intanto che la questione si risolva, ormai migliaia di alberi, dove non era difficile osservare poiane e falchi, cedono alla motosega.

Il problema adesso si pone per le querce monumentali che si trovano lungo la statale 17  tra “Capo la Costa” e Santa Brigida: quasi tutte ricadono nei sei metri che segnerebbero il loro destino, ma osiamo pensare che prevalgano le ragioni della tutela ambientale e dell’estetica. In parte, le piante costituiscono una platea di colori inimitabile; in parte sono un inno alla vigoria della natura e non si piegano neppure sotto il vento a cento chilometri l’ora; in parte coprono lo scempio dei cimiteri di auto che sorgono qua e là; non ultimo, sono una risorsa di ossigeno in un contesto di altissimo inquinamento per i molti motori sotto sforzo nella salita dove ai tempi dei carri a trazione animale, nei periodi di vendemmia, il dislivello faceva scivolare le ruote  talvolta rivestite di ferro.

Se la Quercia del Tasso a Roma, del XVI secolo,  è stata tutelata fino a quando è apparsa decrepita e si sono sfaldate anche le antiche cortecce presso le quali piangeva Giacomo Leopardi, si potrebbe pensare a mettere sotto tutela una quercia del… tasso, un’altra del lupo, un’altra dell’orso. E passare poi alla poiana, alla lince. Oppure incaricare la Deputazione di Storia Patria di inventarsi una quercia di Ovidio tra le tante che digradano verso lo svincolo autostradale. Dopo tutto, non si è parlato di città fredericiana per L’Aquila che ospitava tante belle associazioni di “cultura”?

Solo questa forse si salva, ma bisogna misurare bene con la fettuccia i sei metri dal ciglio della Statale 17 a Capo la Costa