MA SE PAGA SEMPRE LO STATO, A CHE SERVE LA STRADA DEI PARCHI?

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Un viadotto della A25 (nei pressi di San Cosimo)

BEFFARDE RICHIESTE DALLA SOCIETA’ CHE VOLEVA DEVIARE LA AUTOSTRADA DALLA VALLE PELIGNA (CON IL SOSTEGNO DEI POLITICI “COMPETENTI”)

29 DICEMBRE 2018 – “Strada dei Parchi SpA” chiede al Ministro Toninelli di evitare che l’Anas esiga immediatamente 73 mln di euro di interessi sulle due rate del canone di concessione, che “devono essere sospese per consentire la sterilizzazione delle tariffe ed evitare l’aumento dal 1 gennaio”. Con una lettera al Ministero delle infrastrutture e trasporti l’amministratore delegato Cesare Ramadori sottolinea che negli ultimi giorni sarebbe stato raggiunto, con l’intervento determinante del Ministro, “l’accordo con ANAS SpA per il differimento al 2028 del versamento delle rate 2018 e 2019 che dobbiamo quale prezzo della concessione, in modo da poter utilizzare tali risorse, già accantonate e vincolate dalla nostra Società, al fine di “sterilizzare” nei prossimi 3 mesi, come accaduto nel trimestre ottobre-dicembre 2018, gli aumenti dei pedaggi di A24 e A25 approvati dal Governo alla fine del 2017 e quelli previsti dalla Convenzione vigente per il 2019”.

Ritorniamo al punto nodale della questione delle autostrade abruzzesi. Non si capisce davvero il valore e il ruolo di questa concessionaria “Strada dei Parchi” che tenta un anno sì e l’altro pure di innescare un meccanismo in base al quale non pagare il canone di concessione: l’esempio più eclatante è stata la follia di costruire una decina di gallerie da Bussi a Collarmele (delle quali una più lunga di quella del Gran Sasso sulla A24, mostruosità di sperperi di denaro pubblico in rapporto ad un livello di traffico ridicolo) per sostituire l’attuale tracciato della Valle Peligna. La scempiaggine di “Strada dei Parchi”, sostenuta dal “governatore” Luciano D’Alfonso e dal sottosegretario socialista Nencini che fino al giorno prima,ma anche nel giorno stesso dell’esternazione fu osannato dal Psi regionale e da livello comunale da Pingue, contrastate solo dal Movimento 5Stelle (perché gli altri partiti ritenevano disdicevole trovarsi sullo stesso fronte degli “incompetenti” grillini) e molto isolatamente nel suo partito, dal sindaco di Pratola De Crescentis, prevedeva l’abbuono dei canoni fino al 2050 e la stampa più diffusa in Abruzzo glissava su questo particolare. Ovviamente non se ne parlò in convegni e programmi elettorali: un po’ come accadeva per le concessioni autostradali in Italia, fino a quando la notizia sfuggì di mano dai molti personaggi che dovevano fare da silenziatori.

Mentre la A25 veniva dirottata nel deserto appenninico senza alcun ritorno economico perché non c’erano paesi o industrie da raggiungere sotto le montagne da Bussi a Collarmele, l’ideona di “Strada dei Parchi” (fatta di persone “competenti” come questo amministratore delegato Ramadori che quando vuol dire “inflazione programmata” dice “inflazione programmatica“) e di D’Alfonso non conteneva riferimento alcuno alla manutenzione del resto delle autostrade, cosicchè la situazione dei viadotti sarebbe pure peggiorata, oppure sarebbe stata rimediata con altri miliardi di euro spesi dallo Stato. Ed era un panorama di degrado già sotto gli occhi di tutti, nonostante le pretese di “Strada dei Parchi” di trovare risorse dappertutto tranne che nelle proprie case: grazie al cielo i viadotti non sono nascosti come le convenzioni autostradali stipulate dai ministri “competenti”.

Una volta per tutte, e contiamo che lo facciano i Pentastellati, va detto che le concessioni non valgono più un fico secco e che le autostrade A24 e A25 debbono tornare sotto gestione diretta dell’ANAS, costi quel che costi, visto che sono opere strategiche ai fini della Protezione civile. Poi la cosa dispiacerà a parlamentari come Stefania Pezzopane e a candidati governatori come Giovanni Legnini, che non hanno mai neppure lontanamente pensato di farci sapere cosa contenesse l’accordo con “Strada dei Parchi” e quali fossero le clausole che garantivano posizioni di inammissibile vantaggio ad una soltanto delle parti. Pensare di dover pagare uno dei pedaggi più alti d’Italia e trovarsi con i viadotti come quelli che Toninelli ha visitato, e al tempo stesso dover un anno sì e l’altro pure contrastare gli sperperi che la concessionaria vorrebbe perpetrare con gallerie più lunghe di quella indecenza del Gran Sasso, ci ripiomberebbe nella condizione di sudditi e non di persone che pagano le tasse in uno stato democratico.

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