LA PRIMA MISSIONE DI GIOVANNI LASCO E I 35 ANNI NELLA “FEDELISSIMA”
10 DICEMBRE 2012 – Apre la porta dello studio del comandante e sbatte i tacchi presentandosi; riceve dal capitano Fedele Stanca l’ordine di recarsi a Gagliano Aterno: “Il giornalista verrà con voi”. Nella foto a sinistra: la “Gazzella” entra al castello di Gagliano Aterno.
Nel giugno 1973 è appena uscito dalla scuola sottufficiali dei Carabinieri, Giovanni Lasco, che in 35 anni conoscerà vita, morte e (pochi) miracoli dei malavitosi di Sulmona e di tutto il centro-Abruzzo. Conoscerà prodezze e piccoli difetti, quelli che basta guardare con attenzione perchè portano dritto dritto a scoprire gli autori dei “colpi”: sono le inclinazioni più innocenti a tradire i rapinatori, i truffatori, gli omicidi.
Intanto il viaggio a Gagliano Aterno sembra abbastanza tranquillo; c’è da esaminare solo le cornici dei grandi quadri di scuola fiamminga che decoravano le sale del castello dove passò anche San Francesco d’Assisi e qualcuno per lui ha lasciato una lapide.(Nella foto a destra: la pattuglia “automontata” e comandata da Giovanni Lasco). C’è anche una traccia di un miracolo, di una donna che cercava l’acqua, assetata, distrutta dalla fatica e dal caldo e “trovò una fonte che era prodigiosa”, come disse qualche decennio dopo Angelo Branduardi nel suo “filastrocca dei miracoli” di “Infinitamente piccolo”. Ma anche questo, per ora, interessa poco il vice-brigadiere Giovanni Lasco, capopattuglia di una “gazzella” grintosa come potevano esserlo le “Giulia” dell’Alfa Romeo. Pezzo per pezzo, Lasco è riuscito ad organizzarsi un archivio di prim’ordine. Era di quelli che non battevano mai un ciglio, non solo in senso metaforico: i suoi occhi guardavano l’interlocutore senza perdere neanche un centesimo di secondo, perchè, come si sa, il diavolo si nasconde nel particolare ed è bene non lasciarlo nascondere. Più o meno aveva lo sguardo di un altro inquirente che sorprese lo stesso giornalista qualche decennio dopo: il vice-questore Improta che venne ad indagare sul Morrone per l’omicidio di due studentesse nel 1997. Più che occhi di poliziotto, sembrano gli obiettivi di telecamere.
Quaranta anni hanno portato un po’ di neve sui capelli di Giovanni Lasco, ma neanche un po’ di polvere nello spirito. Ha avuto sempre carattere e, come si dice di chi ha carattere, un polso di ferro, anche nelle fasi burrascose della Compagnia dei Carabinieri di Sulmona. Non gli abbiamo mai chiesto se i ladri di quelle tele furono scoperti; ben altri furono i malviventi acciuffati di lì a poco. (Nella foto a sinistra una delle cornici dopo l’asportazione delle tele di scuola fiamminga al castello di Gagliano Aterno).
Nella foto accanto al titolo: la “gazzella” dei Carabinieri all’ingresso del Castello di Gagliano Aterrno nel giugno 1973






