Quei pastori abruzzesi poveri, ma in spirito

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chiostro 1710UN ALTRO RIFERIMENTO DI DACIA MARAINI NEL SUO ULTIMO “CHIARA DI ASSISI”

16 OTTOBRE 2013 – Se non fa da sfondo, l’Abruzzo montano occhieggia negli ultimi romanzi di Dacia Maraini; oppure caratterizza i protagonisti delle rivisitazioni di opere scritte nell’Abruzzo, ma appartenenti alla letteratura italiana, come la Mila di Codra ripresa da d’Annunzio. “Chiara di Assisi – Elogio della disobbedienza” non è ambientato in Abruzzo come lo era “Colomba”. Ma vi emergono richiami alla vita e, soprattutto, allo spirito degli abruzzesi.

 

Questa volta dalla espressione più vera dell’Abruzzo, da un pastore, Dacia Maraini coglie un atteggiamento che non era dei protagonisti di “Colomba”. Il pastore del quale parla è un uomo della speranza, che crede (anzi, più precisamente si accorge) di avere un “potere nelle mani che erano sempre calde e accoglienti”. Con quelle mani supera il dolore intenso al ginocchio dopo una caduta; e applica ad una sua pecora lo stesso “sistema” di guarigione: si concentra per un’ora accanto all’animale che si era spezzato una zampa: “Da quel momento il pastore ha cominciato a porre le mani su chi glielo chiedeva e da ultimo gli è venuto in mente di farsi pagare”.

Facile a questo punto parlare di Santa Chiara (nella foto in alto il chiostro del convento di Gagliano Aterno; nell’altra foto l’interno della Chiesa di Sulmona), tranne che per l’aspetto retributivo ovviamente; tratteggiarla come la donna che non sceglie il convento per sfuggire, ma per servire. L’ultimo libro di Dacia Maraini è una serie incalzante di esempi di speranza nella vita della santa di Assisi; e anche della fede nel raggiungere lo scopo di cambiare le persone con l’esempio. Santa Chiara a SulmonaIl percorso della disobbedienza di Chiara è legato alla consapevolezza di fare la scelta giusta, nel suo tempo e nel suo ambiente. E offre lo spunto, quasi mille anni più tardi, di ammirare la struttura di un progetto sociale incentrato sul modello semplicemente cristiano: quello della povertà che è rinuncia così connaturale da non pesare. Le pagine del racconto della vita di Chiara (ripreso con molta attenzione anche dal resoconto della causa di canonizzazione) sono dense dei risvolti sociali di una scelta così dirompente come quella di Francesco e di Chiara: anche dei contraccolpi che provocò nelle gerarchie ecclesiastiche. Non è certamente un’altra biografia della Santa. Semmai valuta quella esperienza di vita alla luce di una spiritualità dei giorni nostri e difatti prende l’avvìo da uno scambio epistolare con una giovanissima di adesso. Per questi messaggi di intenso contenuto spirituale, che vengono da una donna che non si definisce cattolica, si potrebbe integrare la presentazione della scrittrice che troviamo nel risvolto di copertina: “Dacia Maraini è la scrittrice italiana più conosciuta al mondo” sottolineando che è la scrittrice che riesce ad attrarre di più le ultime generazioni.

E in questa seduzione delle anime adolescenti non poteva a sua volta non avvertire la seduzione della scelta radicale di una adolescente del lontanissimo tredicesimo secolo certamente indirizzata a costruire un mondo nuovo con una energia ed una determinazione sorprendenti. L’Abruzzo fu terra di conventi francescani e delle clarisse; in genere tutta l’Europa e le terre conosciute risposero con entusiasmo al “nuovo messaggio” incentrato sulla speranza. Come pensare che possa lasciare indifferenti i giovani anche nell’era informatica?

Sotto: Santa Chiara scaccia i soldati saraceni mandati da Federico II; seguace di Guido da Siena, Pinacoteca nazionale di Siena

Santa Chiara scaccia i soldati saraceni mandati d Federico II Siena Pinacoteca nazionale