SFUMA L’IPOTESI DELLA CAPITALE DELLA CULTURA. IL SINDACO VADA A CASA

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SULMONA ESCLUSA DALLE DIECI FINALISTE E RANALLI NON HA VOLUTO DARE IL TEATRO A PAOLA MARCHEGIANI

I LUGLIO 2015 – Sulmona non figura tra le dieci finaliste per la scelta della capitale italiana della cultura del 2017.

Le due città vincitrici potranno contare, tra l’altro, su un milione di euro di finanziamento. Ma, molto di più, potranno beneficiare di un titolo che spinge il turismo e la produzione artistica. Le dieci finaliste sono: Aquileia, Como, Ercolano, Mantova, Parma, Pisa, Pistoia, Spoleto, Taranto e Terni –

Scommettiamo che nessuna di queste dieci città è guidata da un sindaco che per concedere il teatro in una manifestazione a sostegno della candidatura è stato invocato dai cittadini con centinaia di cartoline; di un sindaco che non ha risposto, fino a quando non sono state diffuse le immagini di queste cartoline di supplica; di un sindaco che ha lasciato nel cassetto fino a metà giugno  una lettera protocollata il 6 maggio; di un sindaco che in effetti il teatro non lo ha mai concesso per la grande festa della candidatura che avrebbe voluto organizzare un Comitato sulmonese e l’assessora alla cultura del Comune di Pescara, dott.ssa Paola Marchegiani; di un sindaco che in effetti non ha neppure risposto in questo tempo massimo di un mese e mezzo e ha fatto rispondere un addetto del municipio (neanche l’assessore) che tutt’al più per ospitare l’assessora di Pescara che parlava di Sulmona come del “luogo dell’anima” avrebbe potuto concedere il cinema Pacifico.

Un Sindaco così deve solo andare a casa; non può rimanere neanche un giorno a danneggiare la città. Non ha le categorie per amministrare; fa tutto quello che gli dicono le vecchie muffe di partito e lo fa pur di rimanere su quella poltrona. Se fosse solo una lotta di potere, poco cii importerebbe. Ma ne va di mezzo il destino della città. E allora dobbiamo dire che non lo sopportiamo più. Quella omissione che è durata dal 6 maggio al 18 giugno è un delitto nei confronti di Sulmona che con la sua carta decisiva, quella del Bimillenario della morte di Publio Ovidio Nasone, avrebbe potuto stravincere su Aquileia, che ha un passato rilevante, ma niente da poter rapportare alla storia e alla vitalità culturale di Sulmona e ad Ovidio, o su Terni, una delle città più brutte d’Italia, o di Taranto, che ai tempi dei Romani era famosa perché aveva un porto e che oggi evoca scenari lugubri, di Como, che è forse insuperabile per le bellezze naturali, ma che in quanto a cultura si ferma alla citazione dell’incipit dei Promessi Sposi; di Spoleto, che è simile a Sulmona (e deve ringraziare un sindaco di Sulmona che rispedì a casa Giancarlo Menotti intenzionato ad allestire il “Festival dei Due Mondi” a Sulmona)  e che comunque non è neanche imparentata con un poeta come Ovidio; di Mantova, che per quanto abbia dato i natali a Virgilio (letterato organico al potere e perciò non spedito in Romania), non celebra il Bimillenario della morte di Virgilio; Pistoia (con tutto il rispetto: Pistoia chi?); Pisa che tutto quello di straordinario che ha è la … Normale.

Insomma tutte città mediocri, rispetto a Sulmona. Ma città che non hanno sindaco Giuseppe Ranalli.