I POLITICI RISPONDONO A CIALENTE CON ARGOMENTI DA “STRISCIA LA NOTIZIA”
27 OTTOBRE 2014 – La sortita del sindaco dell’Aquila, Cialente, di ricostruire o adattare una porzione di un palazzo pubblico a uffici giudiziari per ospitare le aule e le cancellerie dei tribunali da accorpare (Avezzano e Sulmona) ha consentito di definire ancora una volta la vera strategia del capoluogo per accelerare la soppressione dei tribunali peligno e marsicano. In effetti vengono contrastate le ipotesi di proroga del trasferimento: ma, quel che è peggio e che dimostra una inconsapevolezza delle esigenze degli utenti (o addirittura l’arrogante intento di sottometterle alle esigenze della città dell’Aquila) è l’originalissima idea di considerare i tribunali di Avezzano e Sulmona come delle entità separate dal tribunale accorpante: autonome al punto tale che, pur venendo trasferite a L’Aquila, avrebbero una destinazione fisica diversa dai restanti uffici del tribunale, quelli che finora delineano la struttura del tribunale stesso.
Le reazioni alla sparata del sindaco dell’Aquila non si sono fatte attendere, ma finora soltanto il presidente degli Avvocati di Avezzano, avv. Sandro Ranaldi, ha rilanciato questo aspetto ancora più allarmante della stessa accelerazione impressa da Cialente alla “sistemazione” dei tribunali da accorpare. Ranaldi sostiene che non si può davvero ragionare come se gli uffici giudiziari di Sulmona e Avezzano saranno distinti da quello dell’Aquila, perché ne va di mezzo la stessa funzionalità. Gli altri, cioè i politici che finora hanno risposto a Cialente, insistono su un aspetto secondario: sostengono, cioè, che il lavoro dell’amministrazione guidata dal sindaco aquilano verrebbe ad impedire le future proroghe. E’ di certo un ragionamento perdente, perché è quasi umoristico lamentarsi che una città ospitante faccia di tutto per ospitare gli uffici che per legge le sono destinati.
Il Gabibbo si divertirebbe un mondo
E’ quasi un argomento da “Striscia la notizia” e da spietata analisi del Gabibbo affermare che non debbono essere adattati o costruiti immobili perché, solo se non si adatta o ricostruisce, i tribunali soppressi per legge possono rimanere dove sono. Su questa linea si collocano le affermazioni dei presidenti dei consigli comunali di Avezzano e Sulmona; e, così, anche l’uscita di ieri del sindaco di Celano, Piccone, che rivendica inoltre il fatto di aver sottoscritto, da parlamentare, “un emendamento che ha permesso la proroga fino al 2018”. Casciani e Di Berardino, presidenti dei consigli comunali di Sulmona e Avezzano, parlano di “tentativo sciocco di fiaccare le ragioni di una lotta dura”. Dovrebbe essere premesso (perché non guasta mai ripeterlo) che tutti questi personaggi appartengono a partiti e schieramenti che hanno soppresso i tribunali di Sulmona e Avezzano insieme a (quasi) tutti i tribunali che non avevano sede in capoluoghi di provincia il 30 giugno 2011. Hanno vere e proprie facce di bronzo e fino a quando non desisteranno dall’intento di ingannare i rispettivi elettori (peraltro felicissimi di essere ingannati perché hanno votato di nuovo quei partiti e quegli schieramenti) dovrebbero evitare di parlare di “lotta dura”. Farebbero meglio a manifestare il loro disagio e a mettersi da parte, riconoscendo di aver tradito i propri territori. Ed è motivo per il quale quanto oggi affermano va preso per quello che è: un ulteriore imbroglio politico per pescare altri voti, come fa Piccone che sventola il suo emendamento.
La battaglia contro un’Aquila rapace
La battaglia che oggi va condotta riguarda la contrapposizione netta da erigere con la strategia predatoria del capoluogo: è una battaglia che non può essere condotta all’interno dei partiti ed è una battaglia, né dura, né scenografica, ma semplicemente ferma e intransigente, che Sulmona deve condurre per staccarsi dalla provincia dell’Aquila e collegarsi a quella di Pescara. Le province non sono state abolite, al contrario di quello che scrivevano un anno fa giornalisti male informati o addirittura in mala fede per fiaccare la battaglia dei sulmonesi interessati a passare a Pescara. Purtroppo sarà una battaglia che non vedrà i sulmonesi uniti ai marsicani, per ovvie ragioni di territorio. Ma è l’unica per non morire stritolati dalle esigenze fameliche di un’Aquila che arriva persino a considerare tribunali di scarto quelli da ospitare un ale separate; e non ha ritegno ad affermare queste sconsiderate teorie tramite il suo sindaco. Cialente pensa ormai da cinque anni di ottenere tutto puntando i piedi e strillando come fanno i bambini viziati o quelli che pensano di essere succubi di un destino crudele. Da Sulmona troverà chi gli ricorda che i crolli dell’Aquila sono stati conseguenza della scelta di assegnare alla città dell’Aquila una categoria sismica, nella legge del 1962, più leggera rispetto a quella di Sulmona e Avezzano, che avevano la stessa storia tellurica dell’Aquila.
La deroga nella classificazione sismica
Se a L’Aquila si è costruito alla leggera rispetto a quello che si è fatto a Sulmona e ad Avezzano (ove si è dovuto rinunciare per forza a svettare con sei o sette piani o a costruire sui dirupi come si è fatto per la Casa dello Studente) questo è dipeso solo dagli Aquilani che si sono battuti per essere inseriti in una categoria più blanda della classificazione sismica. E adesso non servono le isterie per ottenere la tassa di scopo o tutti gli altri finanziamenti per la ricostruzione. Gli Italiani hanno diritto a mettere il naso sui progetti degli Aquilani, visto che già mettono i soldi. I Sulmonesi hanno diritto a scegliere il loro destino, diverso da quello di chi li ha privati dell’inserimento nel “cratere sismico” per non “disperdere” i finanziamenti. Questo si fa in democrazia, checchè ne dica uno stralunato e sempre più incontrollato Cialente. Se vuole strilli da Sulmona non ha che dirlo: non otterrà che in risposta gli arrivino le scempiaggini di chi sta ancora dalla sua parte, negli stessi partiti che stanno scialacquando soldi su L’Aquila. Otterrà argomenti che gli fanno perdere le staffe, ma che debbono essere giudicati da altri, non dagli Aquilani.






