Tribunali – SCIUBA SCRIVE A CAPOGRASSI (CHE RISPONDE)

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“NON SARA’ CONSENTITO UN ALTRO STUPRO A SANTA SULMONA MARTIRE” – “QUI NELL’ALDILA’ NON SI ODE ALCUNE FURORE POPOLARE”

16 SETTEMBRE 2013 – L’avv. Lando Sciuba, già consigliere comunale della Democrazia Cristiana e sindaco di Sulmona, ha inviato una lettera aperta al giurista Giuseppe Capograssi, affiggendola alla statua che ricorda il Sulmonese nell’atrio del palazzo di giustizia, all’indomani dell’assemblea degli avvocati per decidere le iniziative da adottare contro la soppressione del tribunale: “Caro don Peppino, mentre il furore popolare contro l’arroganza del potere comincia drammaticamente ad esplodere lungo tutta la Penisola (e, come ben sai, chi si intendeva di questi problemi – come Giovanni Giolitti – ha scritto che “… le fiamme che qua e là ardeano i Municipi mostravano l’ira era radicata e profonda”) desidero assicurarTi – anche a nome di tante donne e di tanti uomini intemerati e senza paura – che santa Sulmona Martire non tollererà, costi quel che deve costare, quest’ultimo stupro ai suoi danni. A ‘ppuse!

Nella notte ci è pervenuta dall’aldilà la risposta piccata del giurista:

“Stimatissimo avv. Sciuba, per quanto siamo stati compagni di banco e testimoni di un XX secolo violento (io solo per metà, visto che nel 1956 ho dovuto soccombere alle leggi della natura), non so chi La autorizzi a chiamarmi “don Peppino” e tanto più ad usare parole dialettali che si usano nella “volgare domenica sulmonese” (v. a proposito la mia inequivocabile definizione in una delle “Lettere a Giulia”, edite da Giuffrè) per incitare a sollevare la statua della Madonna alla corsa in Piazza Garibaldi. Non sarà a questo punto inutile ricordarLe che, pur essendo nati entrambi a Sulmona, io sono stato Giudice Costituzionale e meno male che me ne sono andato prima della prima riunione, perchè non avrei saputo da dove cominciare a mettere le mani, visto che non tanto le leggi prima della guerra, ma quelle successive e quelle dei vostri attuali giorni sono quasi tutte incostituzionali. Quanto, poi, al “furore popolare” quassù non se ne sente neanche una leggera eco; come non se ne sente neanche a San Cosimo, per dire. Poi non Le consento di parlare a nome di “tante donne e tanti uomini”: per questo ci sono le istituzioni, per le quali abbiamo tanto studiato, e le istituzioni, tramite un senatore ed una deputata che rappresentavano Sulmona, hanno abolito il tribunale per il quale vi stracciate tanto le vesti. E sono stati rieletti da “tante donne e tanti uomini intemerati e senza paura”.

Poi anche Lei con queste sottolineature dei femminicidi e degli stupri… La facevo meno descrittivo. Lasci stare il tribunale, che è perso e soprattutto non inciti alla rivolta, perchè poi voglio vederLa in prima linea; e pensi piuttosto a fare in modo che qualcuno conferisca il Premio a me intestato anche a un giurista che se lo merita tutto e che è venuto a rendermi omaggio a casa un mese fa senza essere invitato e senza ricevere neanche un omaggio di confetti, come può leggere proprio su “Il Vaschione”. E mi spieghi perchè fino ad ora non gli è stato dato, visto che è il più grande studioso di diritto privato in Italia e forse anche fuori. Manteniamo, dunque, le distanze e mi lasci riposare in pace.

Peppino Capograssi