ULTIMA TROVATA PRIMA DI CARNEVALE IL CONSIGLIO COMUNALE IN TERRA STRANIERA

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STRANE ALLEANZE PER FORZARE LE REGOLE DELLA DEMOCRAZIA DOPO AVER MANDATO ALLE FIAMME LE CORRIERE DELLA “TUA”

12 NOVEMBRE 2018 – Un simbolico Consiglio comunale dell’Aquila si è tenuto a Roma per protestare contro l’ipotesi di spostamento del terminal dei trasporti su gomma, a Roma, da Tiburtina ad Anagnina. Sull’argomento si registra una voce parzialmente dissonante, quella di CasaPound, che, attraverso Stefano Flajani, osserva:

“Le proteste odierne,  compreso lo svolgimento proprio nella Capitale di una seduta straordinaria del consiglio comunale aquilano, sono sicuramente condivisibili nella misura in cui riusciranno ad ottenere un risultato concreto, cioè il blocco di un trasferimento che danneggerebbe gravemente tutti i pendolari abruzzesi. Non possiamo tuttavia esimerci dal rilevare – prosegue il rappresentante di CasaPound – come solo in questo caso, in cui si tratta di ‘sparare sulla croce rossa’ attaccando la giunta pentastellata di Virginia Raggi, tutta la politica abruzzese di centrosinistra e di centrodestra, dal presidente vicario della Regione Giovanni Lolli agli amministratori comunali aquilani, si siano mobilitati in forze. La stessa classe politica, invece, non sta muovendo un dito, nonostante le rassicurazioni a suo tempo fornite dal consigliere Pietrucci e l’approvazione di una risoluzione da parte della competente commissione regionale, per difendere la natura di servizio minimo essenziale delle tratte interregionali Avezzano-Roma, Sulmona-Roma, L’Aquila-Roma e Giulianova-Teramo-Roma, le prime due già assegnate come corse commerciali a Sangritana S.p.A. e destinate a essere seguite in breve tempo dalle altre per decisione della Regione Abruzzo guidata da D’Alfonso. Ancora una volta – conclude Flajani – le aree interne, che non dispongono neanche di adeguati servizi di mobilità alternativi come quello ferroviario, vengono penalizzate dalle scelte di una classe politica pronta a rumoreggiare quando si tratta di raccattare qualche voto a spese dell’avversario di turno, ma silente e ossequiosa nei confronti delle assurde decisioni prese dai propri vertici. Di fronte a questa fiera dell’ipocrisia CasaPound proseguirà con coerenza sulla propria strada, tesa sempre e comunque alla difesa disinteressata dei diritti dei cittadini abruzzesi”.
E’ quanto meno singolare che la giunta regionale e il consiglio comunale dell’Aquila sappiano rispondere con tanta tempestività ad una ipotesi di gestione del territorio di un Comune che non fa parte dell’Abruzzo, quindi su aspetti sui quali non hanno competenza alcuna, quando proprio la giunta regionale ha non solo consentito, ma addirittura agevolato la sconsiderata gestione della “TUA”, impresa di trasporti che si è sostituita all'”ARPA” e che a predominante partecipazione pubblica, ovvero regionale. Tale gestione, come sanno gli utenti e come forse sanno un po’ di meno presidente della regione ora senatore D’Alfonso, ovvero presidente vicario Lolli, che viaggiano o viaggiavano fino a ieri su auto pubbliche, sta finendo sul binario morto delle corriere autocombustibili proprio sulle tratte regionali e extraregionali, con grave pericolo degli utenti. Non è bastato ai sindacati e partiti politici, oggi con veemenza schierati contro l’amministrazione comunale di Roma (alla quale il sempre tarantolato Giovanni Lolli ricorda che l’Abruzzo, tranne L’Aquila (ma questo non lo dice), accoglie i rifiuti urbani capitolini), che su questa società di trasporti si esercitasse la dinamica della gestione spiccia del potere, addirittura con la nomina di un… magnifico Rettore di università che, dopo una breve e ingloriosa parentesi in “TUA” quale presidente, ha rassegnato le dimissioni tra le fiamme degli autobus che bruciavano in tutta la regione, sostenendo di voler tornare a fare “solo” il Rettore (ma solo dopo le osservazioni mosse dalla autorità anti-corruzione con Cantone che rilevava una possibile questione di incompatibilità…).
Quando tutto questo succedeva, dove stavano i consiglieri comunali dell’Aquila che ora improvvisano un consiglio comunale in terra straniera (che sa più di allestimento carnascialesco); e dove erano i sindacati, che dovrebbero tutelare le esigenze dei pendolari, consegnati alle fiamme degli autobus? Si ha l’impressione, in Italia e soprattutto in Abruzzo, che quando si tratta di protestare contro Virginia Raggi le vere cause dei problemi degli Italiani e degli Abruzzesi passino in secondo piano e un colpo di spugna le lava improvvisamente solo per spuntare una solidarietà appiccicaticcia che, come l’antifascismo degli anni Settanta, serviva a costruire ipocriti archi costituzionali solo per escludere Almirante dal confronti politico (mentre nessuno pensava alle Brigate Rosse…).
Le regole della democrazia dicono altro: in particolare che non si va a celebrare un consiglio comunale in una città guidata da un altro consiglio comunale e da un sindaco eletto appena due anni fa; soprattutto se di questa contestazione fa parte un presidente vicario di regione che non è stato neppure eletto e che è stato cooptato in giunta regionale, con l’incognita, fino all’ultimo, di dover cedere il posto se non fosse stata eletta una assessora femmina, oppure di passare prima a Casablanca.
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