UNA CENA A PACENTRO DI 44 ANNI FA: SAREBBE PIACIUTA A DUMIER ED ERA LA PROSECUZIONE DELL’AMBIENTE LICEALE
13 GENNAIO 2025 – In una cena a Pacentro nell’estate 1981 in onore dell’avv. Ludovico Dorrucci, presidente dell’Ordine, l’avv. Salvatore Maiorano brindò alla salute del festeggiato (già ultrasettantenne e in procinto di lasciare l’incarico) e, nel sollevare il calice, auspicò: “…che la gente litighi, litighi sempre di più” (quello che pensavano tutti, in fondo). Riportò questa chicca avvocatesca “Il Tempo d’Abruzzo” in un trafiletto e quando “Totò” incontrò sulla spiaggia di Silvi il cronista, lo minacciò bonariamente, anzi affettuosamente: “Ti denuncio alla Procura della Repubblica!”.
Era una di quelle cene alle quali ancora partecipavano gli ufficiali giudiziari e qualche giudice, qualche cancelliere, in una costellazione giudiziaria al limite del fantasmagorico. Quindi c’era l’efficientissimo Gino Federico, che da solo notificava per tutti in un ufficio esteso dal Sirente fino ai limiti dell’Altipiano delle Cinque Miglia, dalle falde della Majella al Parco nazionale d’Abruzzo nel suo ingresso verso Scanno, e che poi fu tenuto (con adeguato numero di collaboratori) da Barbaro Natale che concluse la sua carriera quale n. 2 dell’Ufficio Unico notificazioni e protesti di Roma. Federico confessò all’avv. Giovanni Margiotta di essere nato in un certo giorno, ma di essere stato registrato all’anagrafe quattro o cinque giorni dopo. “E giusto l’ufficiale giudiziario potevi fare” gli rispose sarcastico l’avv. Margiotta, che poco dopo vide come mangiava un praticante e si compiacque alla pratolana: “‘n zaluet!”. Poco prima di assidersi al desco, una “toga” fece notare come un collega parlottava con un cliente che l’aveva fermato per strada: “Adesso gli sta a dire che deve uscire la sentenza e non avrà neppure notificato la citazione”. E c’era un trio che componeva terzine, auspicando qualche lascito dal presidente, non sposato e benestante, ma tuttavia “legatum non faciente”. Era una prosecuzione dell’ambiente liceale.
Cene memorabili nella loro spontaneità per chi si affacciava alla professione, ma anche per gli anziani che riuscivano a riallacciare i contatti dopo le perfidie delle udienze e delle comparse; materiale prezioso per i ritratti di Honorè Dumier, che le aule dei palazzi di giustizia di Parigi frequentava ogni giorno.
L’auspicio dell’avv. Maiorano non si è avverato, a giudicare dagli spazi vuoti davanti al tribunale (nel titolo: foto di repertorio di un anno fa). Dorrucci, il suo successore Lucio Speranza e anche Gabriele Tedeschi, che non aveva all’epoca neppure giurato da procuratore legale e che rimase presidente dal 1998 al 2020, non ci sono più, come non c’è Gino Federico, una roccia che della sua malattia non mise a parte neanche i familiari per non farli impensierire e conservò fino all’ultimo la tempra che lo aveva fatto sopravvivere alla campagna di Russia; non c’è Maiorano, che si indispettiva perchè l’avv. Gravina, pacentrano, andava, mangiava e risaliva a casa dopo la frutta senza dar retta alle terzine; non c’è Margiotta e non ci sono più neanche l’avvocato che parlava con il cliente e quello che immaginava cosa gli stesse dicendo. Dormono sulla collina di uno “Spoon River” del Foro di Sulmona, che per le sue dimensioni veniva da loro stessi definito “foruncolo” e si facevano beffe delle voci di soppressione del tribunale. Ma il tribunale, questa volta, rischia grosso davvero.

“Due avvocati che discutono” di Honoré Dumier






