SI E’ SPENTO L’AVV. LUCIO SPERANZA

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“MORIAMO IMPARANDO” IL MESSAGGIO DI UNA VITA DI SCRUPOLO PROFESSIONALE E ORGOGLIO DELL’AVVOCATURA

22 DICEMBRE 2023 – Tre giorni prima di compiere 97 anni, l’avv. Lucio Speranza si è spento stamane. E’ stato per oltre otto atti presidente dell’Ordine degli avvocati di Sulmona; ha difeso per 71 anni; è stato segretario del Comitato per le celebrazioni dei duemila anni dalla nascita di Publio Ovidio Nasone; lascia la testimonianza di scrupolo professionale e dedizione allo studio, di un tratto elegante nelle relazioni. I funerali si svolgeranno domani alle ore 15 nella Chiesa della Tomba.

Nella foto del titolo l’avv. Speranza durante una nostra intervista nel suo studio professionale sei anni fa.

Nella foto sotto, giovanissimo il primo da destra, accanto al padre, avv. Serafino; il primo a sinistra è il presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, a Sulmona per il bimillenario della morte di Ovidio. Dietro di lui, semicoperto, il sindaco Ruggeri.

Nel febbraio 1982 si presentava il “Trattato di Diritto privato” a cura del prof. Pietro Rescigno, a Palazzo Barberini. Conoscendo la predisposizione dell’avv. Lucio Speranza ad approfondire i temi del diritto civile, lo invitai a venire in macchina: andare e tornare dopo pranzo e prima di cena su quell’autostrada appena inaugurata per intero sarebbe stato uno scherzo, che non avrebbe intaccato le udienze della mattina e solo rimandato gli appuntamenti di studio del pomeriggio. Ma era caduto dalla scala a libretto sulla quale era salito per sistemare un libro; e aveva i recentissimi esiti di una frattura alla caviglia. Tuttavia denotò, senza mascherature, la sua sorpresa per chi, nella professione, si avviava su quei 160 chilometri di andata e poi di ritorno solo per sentire i commenti e anche gli approfondimenti su un testo, monumentale quanto si voleva, ma pur sempre commenti. Allora la “formazione progressiva” si lasciava all’intraprendenza di chi sentiva la responsabilità di aggiornarsi senza gratificazione di “crediti” e senza doversi interrogare, duemila anni dopo Cicerone, sa sia etico difendere un omicida.

Sarebbe venuto di corsa, comunque, perché le sorprese rendono più lieta la vita; a volte la rendono… vivibile. Proprio l’avv. Lucio, commentando la recente legge sulle locazioni, che ha affaticato dal 27 luglio 1978 fino a ieri l’altro migliaia di avvocati con tutte le innovazioni introdotte, aveva commentato: “Moriamo imparando” e non era solo un ribadire un concetto già espresso in vario modo, ma era per lui un programma concreto.

Più delle pene della frattura, provò dolore quando, qualche settimana dopo, lo relazionai sugli interventi di altissimo livello che in quella grande sala si erano succeduti per la fantasmagorica festa organizzata dalla Unione Tipografico-Editrice Torinese (“già Ditta Pomba”). A Pietro Rescigno avevano tributato onore i più grandi dell’accademia e del foro, tranne Giuliano Vassalli, titolare di Diritto penale alla Sapienza, che si inerpicò a paragonare il numero delle pagine dedicate ai vari argomenti in quel trattato rispetto alla stesura del “Trattato” del “padre mio”, Filippo. E ovviamente don Lucio si divertì molto a sentire gli effetti di queste gelosie tra grandi, un po’ la riedizione di quelle tra gli déi dell’epoca felice nella quale leggeva le Metamorfosi per celebrare degnamente i duemila anni dalla nascita di Ovidio (“e papà mi disse un anno prima del Convegno internazionale di lasciare da parte le cose dello Studio per organizzare come si doveva la visita di studiosi internazionali”, paragone indiretto su come sono andate le cose nel bimillenario della morte). Condivise anche l’osservazione che gli riferii, fatta dal col. Salvatore Gallo, quando gli capitai a fianco nella platea e che ai corsi di ufficiali di complemento delle Fiamma Gialle aveva insegnato “Penale e procedura penale”, autore di varie “voci” del Novissimo Digesto, sempre della UTET: “Fino a poco tempo fa si potevano comprare tanti libri che costavano poco”, prologo di quel tramonto dell’editoria giuridica a stampa, che ha di nuovo banalizzato i costi degli aggiornamenti, ma con risultati non all’altezza.

Amore per lo studio, approccio alla novità; anche per se stessi, dalla parte dei clienti, e per tenere alta la bandiera dell’avvocatura davanti ai giudici nelle udienze più difficili. Un grande insegnamento.

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