IPOTESI DOMENICALI – NEANCHE CHICO FORTI VUOL ANDARE A RONCISVALLE

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IL FABBRICATO COSTRUITO A TOTALE CARICO DELLO STATO CON IL 110% NON POTRA’ ESSERE USATO COME QUELLO DI VIA LAMACCIO SEBBENE LA ZONA NON INCORAGGI ALTRE DESTINAZIONI

26 MAGGIO 2024 – Riferiscono le cronache che la Procura della Repubblica indaga su una costruzione a confine con la Chiesa di Santa Maria di Roncisvalle, lungo la Via del Tratturo, in particolare sulla congruenza con il piano regolatore. Si ripercorre tutto l’iter autorizzativo dopo la richiesta dei “Comitati per l’ambiente” che avrebbero sottolineato come quella residenziale non sarebbe consona con la destinazione a un parco pubblico e a una ventina di metri da un fiume.

Noi siamo propensi a ritenere che gli inquirenti vogliano accertare se il progetto abbia le caratteristiche del carcere di massima sicurezza che è l’unica destinazione per uno strafosso di quel genere, senza la luce del sole per venti ore su ventiquattro al giorno, nell’umidità più ficcante, a due passi da un luogo di dolore e di disperazione come un mattatoio centenario. Insomma, un posto di espiazione come lo vorrebbe la finta Destra al potere e come da subito abbiamo pensato che fosse. Milita a favore di questa interpretazione il fatto indiscusso che sia stato realizzato totalmente con fondi dello Stato, come per esempio abbiamo visto a Via Lamaccio, sebbene in un sito che spazia dal panorama della Majella a quello del Sirente e  che, pur stando molto vicino alla discarica di Noce Mattei, puzza molto di meno. Beninteso, prima ancora che sorgessero le colonne in cemento armato abbiamo sostenuto l’idea di realizzare un Parco del Gizio: ma dalla cascata della vecchia cartiera fino alla chiesa, di proprietà comunale e recante lo stemma più antico della città. Lì c’è il sole, ci sono le maschere delle fontane (che forse saranno trasferite in Comune quando si cercherà di scoprire chi ha fatto il capolavoro delle autorizzazioni de quibus), c’è un casello sulla “Transiberiana d’Italia”. Mica pizza e fichi… Ma dopo Roncisvalle, come potrebbe confermare la retroguardia di Carlo Magno, c’è la fine del mondo.

Decisivo ad orientare l’interprete per questa ipotesi carceraria è stato l’incontro della presidente del Consiglio dei Ministri con “Chico” Forti, l’ergastolano verso il quale incomprensibilmente la Destra usurpatrice del titolo della Destra di Junio Valerio Borghese, principe di Sulmona, ha mostrato l’altra faccia della medaglia della Destra verso gli ergastolani. Pare, infatti, che Giorgia Meloni sia andata all’aeroporto ad accogliere Forti per convincerlo a scontare quello che gli resta dell’ergastolo versione italiana proprio accanto a Santa Maria di Roncisvalle. “Neanche questi due anni ci passo là” avrebbe risposto il tizio, incurante della premessa al dialogo (“Io sono Giorgia; sono una madre, sono una donna, etc…”). E da qui sarebbe sfumata l’unica destinazione prevedibile dell’immobile realizzato a totale carico dello Stato.

(Nella foto del titolo le basi di cemento armato come apparivano sei mesi fa; sotto la recinzione del cantiere subito dopo la Chiesa di Santa Maria di Roncisvalle)

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