PUTIN CI SALVERA’ DALLA CENTRALE DI IEZZI

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UN COGNOME UNA STORIA – SAREBBE BASTATO FIRMARE IL PROGETTO CON UN NICKNAME PER SFUGGIRE AL KARMA DI FAMIGLIA

26 FEBBRAIO 2022 – “Il Centro” di ieri l’altro ha riportato il nome del progettista della centrale che al Nucleo industriale dal prossimo gennaio dovrebbe produrre energia dal gas. Si tratta di Iezzi, che poi abbiamo saputo essere figlio del dott. Franco Iezzi. Non abbiamo fatto in tempo a compiere la verifica che sono arrivate le notizie della guerra in Ucraina e della quasi certa chiusura dei rubinetti del gasdotto che da lì porta il gas a mezza Europa. E pare che non si farà in tempo a completare la costruzione di questo impianto che il gas dovrà essere liquefatto dall’America, trasportato su nave e poi ricondotto allo stato gassoso, con costi che lo renderanno prezioso quasi quanto l’oro. E il premier Draghi in parlamento ha già detto che si riapriranno le centrali a carbone. Così si potrà perpetuare la tradizione di famiglia, ove tutto quello che si tocca viene seccato. Da presidente del Parco Nazionale della Majella, Franco Iezzi ha assistito all’incendio più distruttivo di sempre sul Morrone; risalendo nel tempo, è stato coordinatore di Forza Italia e il partito si è dissolto; è stato vice presidente al consiglio di amministratore della Banca Agricola , che è finita come sappiamo, con una incorporazione (imposta da Bankitalia) alla banca di Lanciano e un concambio di azioni da mandare in fumo i titoli dei sulmonesi; assessore comunale all’urbanistica, ci ha restituito una città senz’anima e squilibrata, svuotata al centro storico fino agli anni Ottanta fiorente e dinamico;  direttore del Nucleo industriale di Sulmona, ha espropriato a mille lire al metro quadrato le terre sulle quali sono stati costruiti supermercati, ipermercati, gommisti, elettrauto e industrie farlocche, che hanno lasciato da tempo i capannoni al dominio incontrastato di colombi e topi (con i risultati che conoscono gli imprenditori e gli agricoltori pagati a mille lire a metro quadrato); presidente della Comunità montana, per fortuna della montagna non ha fatto niente; consigliere di amministrazione della “Vinicola Peligna”, ha intrapreso una campagna di commercializzazione in America, con i risultati che conosce il vino pronto a partire per l’America e rimasto al Bagnaturo (e ovvio fallimento della società, ca va sans dire); ha compiuto incursioni nel campo della cultura, dalle quali si è poi per sempre astenuto. In tempi più recenti, ha avuto tale autostima da nascondersi dietro il nickname “dicolamia”, la cui vera identità è stata scoperta in una indagine della Procura della Repubblica per diffamazione sul web, finita con una archiviazione, mentre non è stata archiviata l’operazione “nascondino”: noi diciamo la nostra con tanto di nome e cognome, lui… dice la sua, che potrebbe essere, all’occorrenza, quella di Tizio, ma anche di Caio, Sempronio, Mevio, come sempre accade su Facebook. Ultimo rifugio di questo Re Mida al contrario.

Ora un cognome che ha riportato tutti questi disastri ci potrebbe far sperare che la centrale di produzione di energia non si farà più. Al salvataggio dell’ambiente si potrebbe arrivare non per l’azione di contrasto dei medici Maurizio Cacchioni, Maurizio Proietti, Roberto Ranalli, o per l’opposizione di Mario Pizzola e dei “Comitati per l’ambiente”, ma solo perché il progettista si chiama Iezzi. Diamine: se voleva sfuggire al Karma di famiglia poteva firmare il progetto “dicolamia”.

Nella foto del titolo: Franco Iezzi quando era già alla frutta e se la capava da solo

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