C’ERA PURE CHI VOTAVA SOSPIRI CONTRO DI GIROLAMO

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L’ANTICA PERVERSIONE POLITICA DI UNA PARTE DI SULMONESI

27 SETTEMBRE 2022 – Quello che andrà spiegato nei Sulmonesi e raccontato negli annali della loro Storia è il perverso gusto di dare voti a chi li colpisce. L’ultima versione di questa tendenza all’autoflagellazione viene dal testa a testa che per ore ha tenuto con il fiato sospeso l’unica candidata della Valle Peligna (e tra i pochi in Abruzzo) in grado di regalare una presenza in parlamento. Se l’è dovuta vedere con Lorenzo Sospiri, che rappresenta quel centro-destra materializzato, a Sulmona, nelle insolenti parole circa la ineluttabilità della centrale di spinta del gasdotto. Marsilio non solo non ha svolto il suo compito di salvaguardare lo sviluppo della Valle Peligna tutelandola dallo scempio ecologico (alle porte di due parchi nazionali), ma ha tenuto ben nascosta la battaglia di un sindaco di centro-destra contro il rigassificatore di Piombino, arroccandosi nel bolso concetto che da qualche parte bisognerà pur mettere questi impianti. Il testa a testa delle schede tra Gabriella Di Girolamo e Lorenzo Sospiri è durato fino a ieri sera perché in molti hanno votato quel centro-destra che ha stipulato l’accordo di ferro per trasportare tutti i rifiuti indifferenziati dell’Aquila nella discarica di Sulmona, che ormai è satura e dovrà rubare altri terreni a poco più di due chilometri dal centro cittadino. E non stiamo parlando del Sospiri che teneva banco negli sconcertanti festeggiamenti del D’Annunzio assertore dell’”Eia eia alalà” (falso storico, perché l’inno fu di Giovanni Pascoli diversi decenni prima, ma soprattutto non è il ritornello della Destra che vuole apparire ricca di contenuti moderni); ci mancherebbe che non si possa cantare sulla foce del Pescara quello che i Pescaresi vi vogliono cantare, l’essenziale è che non si trasformi Fiume in una carnevalata.

Ma stiamo parlando della parte politica che non ha sposato neanche con un telegramma la battaglia dei 5Stelle per impedire a Luciano D’Alfonso di deviare il corso dell’autostrada dalla Valle Peligna. La cosiddetta Destra è impresentabile in Valle Peligna non perché non vuol sottostare all’idiota e antistorica pretesa di ripetere in coro che il Fascismo fu il male assoluto (e comunque con Gianfranco Fini anche questa idiozia ha detto); è impresentabile perché vuole una riforma della Costituzione che porterà tutto il blocco, guidato ieri dal piduista Berlusconi e oggi da chi con Berlusconi e il nordista Salvini vuole formare governi sostanzialmente non diversi (anzi con le stesse facce in ministeri-chiave), a concretizzare l’elezione dei giudici, cioè a politicizzare la magistratura o addirittura a far decidere dal Parlamento quali reati reprimere con priorità (cioè in esclusiva, posto che gli altri si prescriveranno o diventeranno improcedibili) con il conseguente, forsennato assalto delle logge di potere per le nuove linee-guida in una società sul modello americano.

Peraltro, l’aspetto più sorprendente di questo testa a testa, se vogliamo spogliarlo da contenuti prettamente ideologici, è che si è combattuto tra una candidata sulmonese e l’antagonista che ha raccolto anche una frangia di voti di estrazione diversa da quelli di Destra e pare proprio del Pd e dei Civici (l’uno e gli altri ormai fantasmi), impegnati in una migrazione che altrove, per esempio a L’Aquila, non si giustificherebbe e non si saprebbe neanche definire, tanto è lontana dall’imperativo categorico di sostenere il portabandiera di una identità cittadina.

La vittoria di Gabriella Di Girolamo acquista per questo un valore supplementare, che è per lei anche motivo di maggiore responsabilità pur in un parlamento che non la vedrà nei banchi della maggioranza. Sarà lei a portare la bandiera di una rinascita da contrapporre alla decadenza di interessi lobbistici o addirittura di personalismi, di tradimenti sui temi dell’ambiente e delle infrastrutture autostradali e ferroviarie, tutti targati dal PD di D’Alfonso e dalla cosiddetta Destra di Marco Marsilio. Ha maturato un quinquennio di esperienza parlamentare, talvolta segnato da incomprensibili silenzi, ma che la preserverà dal rincorrere le favole dell’alta velocità sulla Roma-Pescara e la confermerà nella convinzione che il futuro di Sulmona si fonda sulla vera promozione culturale perché adesso è questo il suo ruolo nella regione.

E comunque, quando si vince sul filo di lana si aggiunge una motivazione in più e una scorta di propellente inesauribile.

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