L’IMBOSCATA

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E’ QUELLA DEL SINDACO DI ROCCAPIA ALLA LINGUA ITALIANA NELLA GIORNATA DELLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO SU ANDREOTTI

18 FEBBRAIO 2023 – Il sindaco di Roccapia, Pasquale Berarducci, si duole che abbiamo preso spunto dal luogo per sottolineare che il sindaco di Sulmona andrà stamane tra gli anfratti della strada statale 17 e in mezzo ai boschi per presentare un libro di Giulio Andreotti. Ci era sembrato strano che un sindaco, che può aprire una sontuosa aula consiliare come quella di Palazzo San Francesco, si rifugi nella piccola stanza di Roccapia. E poi, questo sì, ci siamo un po’ indignati che si celebri un testo (sia pur esso soltanto di intimo colloquio con la moglie) di chi, a proposito della morte per ammazzamento di un “Eroe borghese” come l’avv. Giorgio Ambrosoli, disse in televisione (non nell’aula consiliare di Roccapia) che “se l’è cercata”. Poi abbiamo avanzato un auspicio: che le lettere di “Cara Liviuccia” non vengano correlate ai “Pensieri a Giulia” di Giuseppe Capograssi, visto l’abuso che (non da Roccapia, s’intende…) è stato fatto del messaggio del grande Sulmonese. Questi è stato studiato e valorizzato da protagonisti del Diritto italiano, come il prof. Carlo Mezzanotte, Ordinario di Diritto costituzionale alla Sapienza di Roma (non all’Università per il turismo di Sulmona) e vice-presidente della Corte costituzionale, oppure il prof. Pietro Rescigno, stella luminosa del Diritto privato. Entrambi, forse per la loro totale indipendenza e radiosità, mai insigniti del “Premio Capograssi”, del quale si è fatto sempre un gran parlare.

Il sindaco di Roccapia si fa prendere dall’orgasmo quando pensa che la più grande dote che Andreotti ha insegnato ai figli sia l’umiltà “altrimenti mai avrebbero potuto dare attenzione ad un perfetto signor nessuno, sindaco di un paese, come recita l’articolo de Il Vaschione, ubicato negli anfratti della SS 17 tra i boschi, del quale Stefano Andreotti ne ignorava del tutto l’esistenza”. Quando si parla di boschi, spunta l’imboscata: ed è quella alla lingua italiana, perché “del quale ne ignorava” è da tratto rosso (o blu, secondo la gerarchia) e da bocciatura garantita. Quindi, è meglio che il Berarducci si faccia rileggere il discorso che terrà stamane, per evitare che, per quanto umile come il padre, Stefano Andreotti pensi che “Berarducci… sarebbe un ignorante”, fuggendo a gambe levate per non contaminare “Cara Liviuccia”.

Il sindaco roccolano ci attribuisce la definizione di Roccapia “luogo di serie B”; lui, dal punto di vista della sintassi, la colloca direttamente alla zeta, con l’aggravante che su questo giornale l’abbiamo celebrata con grande rispetto e affetto ogni volta che è capitato perché ne siamo profondamente innamorati e lui ci imbastisce anacoluti da lasciare perplesse anche le ultime pecore rimaste. Poi infierisce con altre sintassi non da bocciatura ma da rinvio a settembre (come si diceva una volta): “Allora, che Giulio Andreotti sia sempre stato un personaggio chiacchierato e divisivo, non è certo un mistero che per essere disvelato stavamo aspettando che arrivasse l’occhio vigile e arguto de Il Vaschione”. Qui il soggetto, il mistero, rimane sospeso, rimpiazzato da quelli come il sindaco che stavano aspettando; roba da “Fabbricacultura”. Aspetta oggi e aspetta domani, può finire che anche leggendo quella presentazione del dibattito andreottiano, gli ospiti “disveleranno” la loro assenza e l’aula consiliare di Roccapia sarà fin troppo ampia.

Noi, comunque, ci saremo, perché nell’ipotesi che il convegno, nonostante gli allarmanti presagi, si tenga, vorremo vedere che faccia farà, dinanzi a simili svarioni sintattici, l’avv. Lando Sciuba, al quale da sempre riconosciamo doti di oratore e anche di intelligente giudice delle nostre piccole monellerie, che non gli hanno impedito di telefonarci all’indomani dell’uscita dell’ultimo numero superstar de “Il Vaschione” per complimentarsi.

(Nella foto del titolo i boschi di Roccapia)

L’aula intitolata a Giorgio Ambrosoli nel tribunale di Teramo
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