NON MANCA L’AUTOSTIMA

455

PRIME ANALISI SU PERSONALITA’ E PRECEDENTI NEI CANDIDATI SINDACI

27 FEBBRAIO 2025 – Pare che l’autostima non difetti, quest’anno, ai candidati alla poltrona di sindaco. Angelo Figorilli, non molto dopo essere uscito dall’università, aveva fondato non un pub qualsiasi, ma qualcosa che rimanesse, almeno nell’immaginario, percorrendo i miti del più grande dei Sulmonesi: “Ovideo bar”, della serie dei tentativi di intrattenimento in Via Carrese integrati con strumentazioni d’avanguardia per l’epoca, cioè i video che si diffondevano al posto della noiosa televisione. Aveva ricercatezze non da nulla, era di classe e, soprattutto, non invadeva il sonno dei residenti. Riprendendo il nome e il vaticinio del Vate per eccellenza, sembrava proiettato verso l’eternità, ma durò poco, come Claudio Magris scrive del Terzo Reich che nel programma era dimensionato per un millennio “e durò meno del mio scaldabagno“. Il vulnus del pub di Figorilli, come osservò un arguto esponente di Destra quando ancora la Destra era più arguta che affarista, stava nel fatto che quel luogo di intellettuali di Sinistra era sempre freddo e non bastava accostarsi con il cappotto ai frequentatori, “perchè, con tutte le arie che si danno…”.

Durò poco. Tuttavia, come per Fetonte, “fallì, ma l’impresa fu grandiosa“, potrebbero commemorare le Naiadi bagnando di lacrime la lapide che ricorderà la candidatura, nel cortile del Palazzo San Francesco. Letale potrebbe essere l’accostamento che fa Figorilli al “Central Park” quando parla del Parco del Vella, uno scempio a cielo aperto, qualcosa che lo porterà a sfracellarsi come si sfracellò il figlio del Sole, al quale non potette essere negato un giro di Terra. Cose che capitano a chi è vissuto fuori per decenni e non sa quanti miliardi di lire ci sono voluti per movimenti terra al “Gruppo Autotrasporti” (vista l’infame consistenza del terriccio dal quale non uscivano neanche le ortiche), per una recinzione in ferro battuto (che non ha mai impedito i festini e i vandalismi) e, poi, centinaia di migliaia di euro sono stati dilapidati per avere un budello di terra, negato per tutto il pomeriggio e buona parte della mattina al padre di Fetonte, accanto ad un torrente che d’inverno è marrone e d’estate poco più di un rigagnolo, ricoperto di sterpi a pochi mesi dalle ricorrenti bonifiche. Dall’altra parte di Sulmona, scorre un fiume cristallino, in un contesto storico inimitabile, composto per lo più di proprietà comunali, della chiesa che ostenta il più antico stemma civico, della Cartiera dell’Annunziata da recuperare dopo il centenario uso a mattatoio. Ma, siccome non fa parte del “main stream” dei pipparoli, di Destra o di Sinistra, che anima il “politicamente corretto” cittadino, giace nell’abbandono.

Non sono da meno, in autostima, quelli del “Terzo Polo”, quanto a sfruttamento del calesse che trasporta tutti, generosamente, a rimorchio del nome di Ovidio. Hanno titolato la loro prima lista “Metamorfosi” e hanno impresso la statua del Ferrari nel logo. Non male, anche in questo caso. Buone le intenzioni e discreto il modo di approcciare. C’è un notevole miglioramento rispetto all’uso del Ferrari come sostegno del serto d’aglio sul modello di Fabio Spinosa Pingue; o del braccio che l’artista massone mostra in rilievo per reggere lo stilo di un esule triste sui lidi del Ponto. Uso migliore, per esempio, di quello che fecero a “Sulmonacinema” per accostarlo al pugno chiuso della Sinistra.

Approccio moderato, dunque. Solo che, ogni volta che leggiamo Ovidio e la critica che per millenni lo ha trattato, ci scopriamo socratici nel senso basico del “Non sapere”. Un Ovidio in campagna elettorale, sui manifesti, ci provoca qualche brivido. Ma forse dipende da noi.

Please follow and like us: