AL MUSEO DI OVIDIO IMPERVERSA IL PLURALE MAIESTATIS

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AUTOCELEBRAZIONI NELLA PRIMA (E ULTIMA) GIORNATA DI APERTURA

19 MARZO 2023 – Un sollievo avvolge il visitatore mentre completa la scalinata di accesso al museo di Ovidio nell’ex convento di Santa Caterina. Campeggia “Ovidii experientia”, che è ben diverso da “Ovidii experience” riportato nel comunicato “Da Palazzo San Francesco”. E’ un ripristinare il senso e l’altezza della lingua di Ovidio a casa sua. Nel giorno della Festa del papà questa contaminazione anglosassone continua, però, a non avere un padre.

Invece hanno autori in carne e ossa alcune chicche della giornata dell'”inaugurazione-non inaugurazione” (il museo è vuoto come i crateri dei Romani dopo le feste fescennine). Per esempio, l’uscita del prof. Raffaele Giannantonio che, ripercorrendo alla prima persona singolare tutto il cammino dell’idea e della realizzazione, ha derogato solo quando rievocava una telefonata nel 2013 con Fabio Spinosa Pingue ed ha abbracciato il plurale maiestatis: “Ci siamo chiesti: cosa possiamo fare per Ovidio?”, ove la maiestas era tutta di quelli che avrebbero valorizzato Ovidio e per niente di chi vive di luce e splendori proprii da duemila anni. Non era una versione riveduta e corretta del kennediano “Non chiedere cosa il tuo paese può fare per te, ma chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”, quanto la trasposizione di un mito di Ovidio, quello di Filemone e Bauci (o Baucide), ai quali Giove e Mercurio chiedono cosa possono fare per loro per testimoniare la gratitudine dopo aver ricevuto un esempio di commovente ospitalità a confronto dell’empio rifiuto di tutti gli altri uomini e donne. E stiamo parlando del padre degli dei e di Mercurio… Del resto, il plurale maiestatis presuppone una maiestas, che traspare da tutti i pori; e stamane traspariva.

Traspariva anche dai pori di Fabio Spinosa Pingue, manco a dirlo al plurale: “Siamo stati bravi”. Così, tanto perchè fosse chiaro e i perplessi si convincessero definitivamente. La bravura sarebbe consistita anche nel far affluire 250 volumi di e su Ovidio, provenienti da non si sa quale fondo; che per essere un fondo è piuttosto limitato, visto che al Vaschione ne abbiamo 252 e soprattutto non passa giorno che non ne rileggiamo qualcuno, mentre del fondo di “DMC” non si vede ancora traccia nel “Museo di Ovidio”; e di letture, poi, si hanno ancor minori prove. Quella maiestas contenuta nel “Siamo stati bravi” ha frastornato anche Rosanna Tuteri, accusata di essere stata “poco chiara” nel parlare del sistema museale cittadino perchè non avrebbe accennato al biglietto unico. Come tutte le persone perbene, invece di rispondere con una contaminazione, tipo “Ma va’ a venne’ gli aglie”, si è giustificata timidamente: “Ma ho parlato di mettere in rete tutti i musei…”

Alla prossima inaugurazione è scontato che i plurali racconteranno di essersi chiesti: “Che cosa possiamo fare per la Tuteri?”

Sollievo per l’esatta locuzione latina, in luogo di “ovidii experience” diramata “da Palazzo San Francesco” con la supervisione del sindaco. L’icona in basso a sinistra è una traccia per la fuga di quanti avessero voluto trovare scampo dalla maiestas di Giannantonio e Pingue
Una non irrilevante area per le consumazioni
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